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MULTI TECNICA
Il motore Ducati MTS senza segreti

Frizione Antisaltellamento
by Phase2S4

Funzionamento
Nella fase di staccata - in un impiego sportivo della moto -, il peso della moto e del pilota spostano il baricentro ed i pesi verso l'avantreno, alleggerendo quindi notevolmente il retrotreno. Normalmente una staccata è accompagnata anche da una rapida scalata di uno o più rapporti, in modo tale da tenere sempre il motore nel range ottimale di utilizzo e per sfruttare al massimo il freno motore per rallentare nel minor spazio possibile.

Sapendo però che, per i nostri bicilindrici, il motore trasmette un notevole valore di coppia motrice - conseguentemente un notevole valore di coppia decelerante (coppia negativa) - può accadere che la coppia negativa applicata dalla ruota posteriore al motore è addirittura eccessiva e provoca il bloccaggio della stessa. La ruota completamente scaricata inizia a saltellare e scivolare facendo perdere l’assetto ottimale alla moto e impedendo un ingresso in curva corretto ed in sicurezza. Lo scopo della frizione antisaltellamento è proprio quello di limitare l’eccesso di coppia frenante per mezzo di uno slittamento controllato dei dischi della frizione.

Qui troverete un'analisi tecnica e di funzionamento di una frizione antisaltellamento con sistema a sfere (è il più comune) da applicare ai motori con frizione a secco.
     


Frizioni EVR
Le prime frizioni si posizionavano fuori asse durante l’azionamento dovuto al trascinamento imposto dalla ruota posteriore. Questo tipo di frizione ha da subito presentato un limite intrinseco fino a ora mai superato, dovuto essenzialmente al movimento del tamburo che si solleva per disaccoppiare i dischi, quando su di esso agisce appunto la coppia retrograda.
Con il passare degli anni si è però avuto un'intuizione tanto semplice quanto geniale che ha portato a progettare un elemento antisaltellamento che finalmente risolve tutti i limiti presentati dalle precedenti versioni.
Cerchiamo dunque, con ordine logico, di capire quali problemi sono stati eliminati con il nuovo dispositivo di seconda generazione.
Nelle frizioni fino ad ora realizzate il tamburo, oltre a poter ruotare, può anche alzarsi leggermente, sfruttando la spinta generata da piani inclinati tra di loro affacciati e appartenenti a piccoli cunei realizzati sul suo fondo. Dunque, quando la ruota trascina il motore, il tamburo assume un moto roto-traslatorio elevandosi e alleggerisce la pressione che lo spingidisco esercita sul pacco dei dischi.
In questo modo la frizione si disinnesta, annullando l’azione di trascinamento diretta dalla ruota al motore. Una molla a tazza mantiene il tamburo in posizione e contrasta il suo sollevamento.